Ricorderò questo 2018 come l’anno del perdono.

Perdono, inteso nella sua più difficile forma di espressione: quello verso se stessi.

Ho scelto una canzone, “Hola“, che descrive l’importanza di perdonare se stessi per i propri difetti e per i propri errori. Tra versi e note si fa strada un interessante paragone tra un corso di lingua spagnola e le lezioni che la vita ci dà.

Possiamo vivere, commettere errori punendoci con la vulcanica malinconia che ci travolge quando non si  è abbastanza forti per perdonarsi. Così facendo, sacrifichiamo l’intera vita, l’intero corso e lasciamo che alla fine di tutto resti solo un ‘ Hola’.

-” Cosa hai imparato dal corso di Spagnolo?” 

-“Non so… ricordo solo ‘Hola'”.                            Un po’ riduttivo, mi sembra.

Se invece prendiamo i nostri errori, li plasmiamo trasformandoli in lezioni di vita e li usiamo  per migliorare noi stessi, resterà molto di più di qualche reminiscenza del passato. Quel passato, che trasuda insegnamento, non è altro che il ponte tra i propri sbagli e l’energia nuova, scremata, che ci restituisce positività. 

Che poi il significato di questa canzone va anche molto oltre: valica i confini della relazione con noi stessi e coinvolge anche gli altri. Parla di competenza nella comprensione del prossimo e della capacità di ascoltare l’altro oltre che noi stessi. 

Un cuore che ha attorno ‘il muro di Berlino’ non è il cuore di una persona capace di rivelare la leale Umanità che serve al mondo.

E allora liberiamoci della scorza del preconcetto e usiamo un punto di vista diverso per migliorare l’aspetto di questa società troppo brutalmente soffocata dal disegno dei potenti.

Questa canzone non è solo un inno alla perseveranza e all’ascolto, non è solo un invito a concedersi e concedere seconde possibilità ma rappresenta anche la celebrazione di quel genere di coraggio che si trova ogni volta che togliamo un mattone da quel ‘muro’, per far entrare la preziosa luce di speranza che restituisce a questa società più fortuna, più amore. 

Buon 2019!

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